Intervista esclusiva ai curatori del blog "Arqueo al-Andalus", importante punto di riferimento per gli studiosi ed appassionati spagnoli.





Uno dei nostri obiettivi è quello di fare rete con persone, studiosi, associazioni e spazi virtuali che possano aiutarci ad allargare la nostra visione sulla Spagna musulmana, sviluppando con loro collaborazioni, scambio e confronto di idee. Oggi vogliamo proporvi un'intervista ai due curatori del blog "Arqueo al-Andalus" che in Spagna si sta sempre di più affermando come importante riferimento per gli appassionati del settore.

Benvenuti sul blog Storia di al-Andalus e grazie per aver accettato di rilasciare questa intervista.
La linea editoriale del nostro blog è quella di dare spazio alle molte voci e idee, anche contrastanti, che riguardano il periodo della dominazione islamica della Spagna perché crediamo sia giusto permettere ai nostri lettori di attingere alla maggior quantità di materiale possibile. Il blog Arqueo al-Andalus (https://arqueoalandalus.wordpress.com) è davvero una miniera d’oro per tutti gli appassionati. Davvero complimenti per il vostro prezioso lavoro.


Come nasce il vostro progetto e qual è il vostro obiettivo principale?


All’origine del progetto c’è stata la pagina Facebook (https://www.facebook.com/arqueoalandalus/ )
che è stata aperta perché ritenuta un mezzo più rapido ed efficace per diffondere il maggior numero di notizie possibile sulla ricerca del mondo andalusì, specialmente quella archeologica ma anche altre discipline. Nel mio caso (Alejandro Pérez Ordóñez), la mia formazione iniziale come storico dell’arte e successivamente come archeologo, mi ha permesso, integrandomi in un gruppo multidisciplinare di lavoro investigativo, specialmente nella Escuela de Estudios Árabes del CSIC, di abituarmi ad integrare visioni tra differenti campi scientifici e mi ha convinto che il futuro della conoscenza e della scienza passano per questo approccio complementare.
Tornando alla pagina quasi subito cominciò a guadagnare un grande numero di visitatori (oggi superano i 5000). Un bel giorno il mio amico e grande fotografo Rafael Galàn cominciò ad inviarmi foto sul tema del mondo andalusì, tutte di grande qualità che iniziai a pubblicare sulla pagina aggiungendo un breve testo esplicativo. Entusiasti dell’idea continuammo a pubblicare le foto commentate in Facebook fino a che ci rendemmo conto che avevamo bisogno di un altro mezzo per evitare che le informazioni si perdessero nel flusso di pubblicazioni di altro tipo. Fu così che creammo il blog, un mezzo che permette di sfruttare le foto ad una qualità maggiore, così come catalogarle, indicizzare il contenuto in modo che si potessero recuperare e consultare facilmente organizzandole per categorie geografiche (città) ed etichette tematiche (dipende dal tipo dell’elemento a cui si fa riferimento: muri, bagni, moschee, palazzi ecc.). La primavera scorsa abbiamo presentato il nostro progetto, cortesemente invitati dalla professoressa di arabo Dra. María Jesús Viguera, nella Biblioteca Viva di Al-Andalus, in un luogo molto simbolico come la città di Cordova, capitale di al-Andalus all’epoca dello splendore del Califfato Omayyade.
Il nostro obiettivo è molto semplice. Si tratta di divulgare e far conoscere il patrimonio archeologico e architettonico andalusì nella forma più attrattiva possibile rendendolo fruibile a tutti i tipi di pubblico.
Può avere, per esempio, un obiettivo educativo, servendo come materiale didattico per professori e alunni di livelli differenti, dall’educazione secondaria a quella universitaria e post laurea. Può anche essere una fonte di informazioni utile per il turismo.
I ricercatori possono incontrare un appoggio nelle nostre pubblicazioni, dato che ci preoccupiamo di inserire collegamenti ad articoli scientifici che apportano nuove visioni o dati importanti sul patrimonio di cui parliamo, facciamo si che la nostra documentazione sia sempre rigorosa e attuale.
Riassumendo, tutti quelli che sono interessati all’archeologia e alla storia di al-Andalus possono visitare sia il nostro blog sia la pagina Facebook per raccogliere l’informazione che gli serve o che desti la curiosità, tenendo presente che si può commentare sempre, condividere o replicare sui contenuti.
Inoltre, naturalmente, può mettersi in contatto con noi per farci qualsiasi domanda, proposta o commento.



Che cosa rimane oggi del patrimonio artistico e architettonico ereditato da al-Andalus?

Molto di più di ciò che sembra, ma anche meno di quello che si può desiderare. Molto di più di quel che sembra, perché molte volte si tratta di un patrimonio che la gente non percepisce e solo un occhio allenato può individuare oppure non sempre è ben interpretato.
Non sono poche le sovrapposizioni o sostituzioni che un monumento soffre con il passare del tempo e dove oggi vediamo una cattedrale con una facciata barocca, abbiamo anche un edificio che fu sviluppato in stile rinascimentale su una pianta pensata per una costruzione gotica che cominciò ad alzarsi sopra una moschea. E anche possiamo anche visitare una moschea o una fortezza islamica senza fermarci ad osservare che i suoi costruttore approfittarono di materiale di origine romana o visigota. E questo senza considerare i restauri realizzati in diverse epoche che molto spesso hanno falsificato l’immagine dei monumenti.
Tutto questo deve essere analizzato e documentato attentamente partendo da un'indagine dei professionisti del patrimonio, come archeologi, storici, architetti e anche filologi, per offrirlo in modo rigoroso a studenti, turisti e persone interessate nel patrimonio in generale.
Spagna e Portogallo sono cosparsi di vestigia del passato andalusì. Da un piccolo giacimento rurale in cui solo gli archeologi riescono a rilevare la presenza di piccoli frammenti di materiale islamico in superficie, fino a strutture impressionanti come la Alhambra o Medina Azahara…
In mezzo a tutta una gamma di insediamenti, costruzioni, musei e collezioni che parlano della nostra storia medievale a chi sa osservare e domandare adeguatamente. Questo è ciò a cui vogliamo che i nostri iscritti arrivino.
Dicevo però che rimane meno del desiderabile e questa è un’altra parte tragica del nostro patrimonio, poiché non sempre abbiamo saputo conservare e proteggere adeguatamente i resti del passato.
Il patrimonio non sempre è ben gestito dall’amministrazione competente e dobbiamo stare anche all’erta di fronte alle aggressioni che soffre, denunciando pratiche scorrette o negligenze che in alcune occasioni sono oggetto di polemica.


Qual è la percezione che gli spagnoli contemporanei hanno di questa parte della loro storia?

Per la mia esperienza nel mondo dell’insegnamento mi rendo conto che ci sono grosse carenze in tal senso. Nei decenni, la visione che è stata data del passato islamico della Spagna è stata un po’ distorta e anche se nelle lezioni di storia si impartisce una formazione più completa è facile dimostrare che, ai livelli pre-universitari, l’insegnamento non contempla uno sviluppo della storia e del patrimonio di al-Andalus in modo idoneo alla sua importanza.
Si tratta di un periodo di quasi ottocento anni, dall’arrivo di truppe arabo-berbere attraverso lo stretto di Gibilterra nel 711 e la fine dell’ultimo governo musulmano nella penisola dopo la capitolazione di Granada nel 1492, a cui possiamo aggiungere tutto il secolo XVI con la presenza di popolazione conversa (moriscos) in numerose città e paesi spagnoli.
Nonostante quello, durante la formazione secondaria tutto questo periodo si risolve solamente in una unità didattica che i professori impartiscono in non più di sette o otto sessioni senza ritornare sul tema più approfonditamente. In pratica, in molti casi questa è l’unica formazione sul tema di
al-Andalus che molte persone riceveranno durante tutto l’arco della loro vita.
Ovviamente si tratta di un periodo molto complesso e vario, che ha esercitato una grande influenza in molti aspetti della nostra cultura. C’è molta gente che continua a pensare che “gli arabi arrivarono in Spagna e poi li mandammo via” e altre visioni più o meno semplicistiche o parziali.
La complessità della società andalusì, composta da differenti gruppi etnici, linguistici e religiosi, di solito è sconosciuta o per molti versi mal interpretata. Non sempre si percepisce con chiarezza la divisione di al-Andalus in differenti governi, di tutta la penisola o di sue parti contrapposte, governate da sovrani autoctoni o stranieri ecc. C’è anche il tema delle relazioni tra i regni musulmani e quelli cristiani, che non sempre furono di opposizione o di guerra, però neppure di convivenza idilliaca come alcune volte vorrebbero farci credere.
Al-Andalus è un nome unico per denominare una realtà multipla, protremmo dire poliedrica perché offre molte facce e dipende dal punto di vista da cui la osserviamo.
Tutto questo non è facile da trasmettere e insegnare, però ritengo che attualmente è molto quello che si deve migliorare, tanto nel nostro sistema educativo come nella ricerca scientifica, affinché gli spagnoli conoscano meglio questa parte fondamentale del nostro passato.


Oltre a pubblicare articoli ricchi di informazioni, organizzate anche incontri dal vivo con gli appassionati?

E’ una buona idea che dobbiamo studiare. Per il momento abbiamo realizzato solo la presentazione del progetto a Cordova come ho già detto, però stiamo pensando di fare più presentazioni simili in altri posti, cosa che però dipende dalle possibilità che avremo.
Io e Rafael abbiamo anche altre attività a volte insieme, altre volte no, come dibattiti, corsi e anche viaggi e ovviamente continueremo ad organizzarle in futuro. Tutto dipenderà, come dico, dall’avere a disposizione i mezzi adeguati poiché idee e volontà non ci mancano.
Il nostro progetto è ancora giovane ed è presto per sapere come si evolverà nel medio e nel lungo periodo.


Quali sono i vostri obiettivi per il futuro?

Oltre a continuare a crescere la cosa più importante è che sempre più gente conosca la storia e il patrimonio andalusì e si interessino all’archeologia, all’arte, alla fotografia, all’architettura…
Però è difficile sapere cosa ci riserverà il futuro, ci concentriamo sul lavoro quotidiano per continuare a migliorare. Il progetto ha avuto una evoluzione molto rapida ed ha suscitato un grande interesse in poco tempo, così che vogliamo assicurarci che tutto proceda nel migliore dei modi.



Storia di al-Andalus è probabilmente l’unico spazio virtuale italiano dedicato alla Spagna musulmana, un periodo che nel nostro paese non è ancora sufficientemente conosciuto. Riteniamo che una collaborazione con il vostro blog potrebbe essere occasione di crescita e miglioramento per noi. Credete sia possibile pensare ad una collaborazione reciproca?


Naturalmente. Oggi è necessario riconoscere il carattere aperto, sociale e collaborativo delle diverse reti e spazi virtuali e dobbiamo prepararci per un mondo in cu ogni volta staremo sempre più connessi attraverso le tecnologie dell’informazione e della comunicazione.
Rispetto al blog Storia di al-Andalus da parte nostra ci rallegra molto sapere che anche in Italia, un paese con tanti punti che ci uniscono, esiste interesse per al-Andalus e soprattutto che si creino spazi come questo che possano far conoscere la sua storia al pubblico italiano. Ci sono molti professionisti italiani che svolgono ricerche sul mondo arabo e islamico sia in Italia sia in Spagna per cui questa tematica non è totalmente lontana dagli interessi dei vostri compatrioti, però, senza dubbio, nell’era delle reti informatiche ancora ci resta molto cammino da fare e l’iniziativa di creare il vostro blog ci sembra un passo importante.


Grazie per la gentile disponibilità ed un arrivederci.

Molte grazie, Gabriele, e saluti a tutti i suoi lettori.




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