16 luglio 1212, Las Navas de Tolosa, la madre di tutte le battaglie.











Il 16 luglio è una data fondamentale per la storia della Spagna. Proprio in questo giorno, infatti, ebbe luogo la battaglia decisiva che aprì la strada alla definitiva espulsione dei musulmani dalla Penisola iberica.

La sconfitta nella battaglia di Alarcos (19 luglio 1195) fu un duro colpo per le armate di Alfonso VIII di Castiglia. Le conseguenze di quella disfatta lo obbligarono a chiedere al califfo almohade
(Chi erano gli Almohadi?) un tregua decennale che gli consentisse di riorganizzarsi, ma durante questo tempo Alfonso non smise mai di pensare alla vendetta.
La situazione precipitò nel 1211 quando i musulmani occuparono dopo un duro assedio la piazzaforte di Salvatierra che era diventata l’ultimo bastione cristiano a sud del fiume Tago la cui conquista lasciava spianata la strada per Toledo.

Nel campo musulmano il califfo Muhammad an-Nasir, studiava la possibilità di un attacco in grande stile, una nuova jihad che consentisse di annientare e annettere definitivamente tutti i regni cristiani del nord della Spagna ed oltre. Nei suoi piani, questo jihad doveva portare i suoi eserciti addirittura alla conquista di Roma.
La predicazione del jihad si estese in tutti i territori che facevano parte dell’impero almohade, dal Marocco alla Tunisia e conseguì l’obiettivo di mettere insieme un grande ed eterogeneo esercito di combattenti per la fede da scagliare contro i cristiani.

Anche Alfonso, seguendo il consiglio dell’arcivescovo di Toledo Rodrigo Jiménez de Rada, chiese ad Innocenzo III di indire una grande crociata contro gli infedeli che oltre a coinvolgere gli altri sovrani spagnoli richiamasse combattenti da tutta Europa. La disponibilità del papa ad indire la guerra santa probabilmente fu resta possibile anche dalla considerazione che un’azione contro la stessa Roma da parte dei musulmani non fosse una possibilità così remota ed irreale.
Molti uomini arrivarono in Spagna soprattutto dalla Francia e dall’Italia del nord, ma più che un utile ausilio furono un elemento di confusione che si lanciò anche in vere e proprie operazioni di saccheggio e abusi soprattutto a danno della comunità ebraica di Toledo. Molti di loro decisero di abbandonare il campo e tornarsene a casa prima che cominciassero le operazioni di movimentazione delle truppe. Questa ritirata fu oggetto di spregio da parte delle popolazioni delle città che attraversavano sulla via del ritorno che con pochi convenevoli gli chiusero le porte in faccia. Al contrario il re Alfonso dovette sentirsi sollevato di togliersi finalmente dai piedi questi elementi così irrequieti ed indisciplinati.

Un grande esercito venne comunque riunito a Toledo e il 19 giugno 1212 si mosse verso sud in direzione delle fortezza musulmane di Malagon, Calatrava, Alarcos e Caracuel.
Alfonso nonostante l’appello di Innocenzo III non riuscì ad avere l’appoggio pieno di tutti i re spagnoli. Poteva contare sull’aiuto del re d’Aragona (Pedro II), ma Sancho di Navarra si presentò all’appuntamento con solo 200 cavalieri, mentre il re di Leòn Alfonso IX e quello del Portogallo Alfonso II rifiutarono addirittura di prendere parte alla crociata.








Dopo alcuni scontri iniziali, il confronto definitivo avvenne nel sito chiamato Mesa del Rey.
Numericamente gli eserciti che si fronteggiavano avevano più o meno la stessa consistenza circa 12-13.000 uomini componevano quello cristiano e 10-12.000 quello musulmano.
Il primo assalto vene sferrato da parte cristiana, ma il suo impeto venne frenato dagli arcieri musulmani e dagli attacchi sui fianchi della cavalleria che vedendo il nemico cercare la ritirata si lancio all’inseguimento. Fu questo un grave errore tattico in quanto la parte migliore dell’esercito cristiano che era rimasta in retroguardia, si lanciò in un corridoio aperto proprio al centro degli schieramenti, arrivando ad assediare direttamente l’accampamento del califfo. La guardia califfale venne trucidata e lo stesso Muhammad an-Nasir dovette darsi precipitosamente alla fuga per non perire nello scontro.
Non ci furono dubbi su quale fosse l’esito di quella battaglia, l’esercito musulmano era stato praticamente annientato e quello cristiano poté festeggiare una vittoria in grande stile che non si vedeva dai tempi di Simancas.

Le conseguenza di quella vittoria furono importantissime anche negli anni successivi poiché il prograssivo disfacimento dell’impero almohade permise l’avanzata dei castigliani nella valle del Guadalquivir (con la successiva conquista di Cordoba e Siviglia), e quello del regno d’Aragona che riuscì ad espandere i suoi confini annettendo il territorio di Valencia e le isole di Maiorca e Ibiza.

Dopo Las Navas il destino di al-Andalus era segnato. Le sue città più importanti caddero una dopo l’altra e l’unica che riuscì a resistere ancora per circa 250 anni fu Granada.

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