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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2016

gli Almoravidi

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La frammentazione politica e sociale di al Andalus, nata dall'indebolimento dell'emirato omayade, venne temporaneamente ricomposta quando salì al trono Abd ar Rahman III° (929-961); l'abile sovrano, presto autoproclamatosi califfo, riuscì a sconfiggere i potentati locali che avevano dato vita a numerosi stati di fatto indipendenti. L'unità del regno rimase intatta, tra alti e bassi, anche sotto la sovranità dei suoi immediati successori fino alla deposizione dell'ultimo califfo Hishām III ibn Muḥammad (1027-1031). La nuova frammentazione che ne seguì, detta periodo dei taifa, significò un indebolimento sia sul piano economico sia su quello militare di al Andalus; debolezza di cui approfittarono immediatamente i sovrani cristiani di Aragona e di Castiglia e Leon. Soprattutto Alfonso VI° di Castiglia si mise a capo di una fortunata spedizione militare che si spinse fino all'estremo sud della penisola. Nel 1085 avvenne la riconquista di Toledo da parte dei cristi…

Sefarditi, gli ebrei di Spagna

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Abbiamo già esaminato in precedenza le peculiarità del variegato sistema sociale in al Andalus occupandoci degli arabi, dei berberi, dei muladìes, dei mozarabi e ora daremo uno sguardo all'ultima comunità umana di questo composito sistema, quella degli ebrei. Gli ebrei spagnoli o sefarditi (da Sefarad, termine ebraico per indicare la Spagna), arrivarono nella penisola iberica già in epoca romana e il loro numero aumentò considerevolmente dopo la diaspora conseguente alla distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. Dopo la caduta dell'impero, le loro condizioni di vita sotto i nuovi dominatori visigoti peggiorarono notevolmente fino a trasformarsi in vere e proprie persecuzioni. Alcuni storici sostengono che la comunità ebraica abbia influito notevolmente sull'arrivo dei musulmani e altri si spingono addirittura ad affermare che furono proprio i sefarditi a spianare la strada ai nuovi invasori affinché li liberassero dal giogo dei visigoti. Abbiamo già sottolineato c…

Mozarabi.

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Successivamente all'invasione e alla conquista musulmana, molte delle famiglie dell'aristocrazia visigota preferirono convertirsi all'Islam per evitare di perdere le loro posizioni di potere e cercarono opportunisticamente di reinserirsi nell'organizzazione del nuovo stato. Vasti strati della popolazione, al contrario, preferirono continuare a professare la loro antica religione anche se questa scelta comportava l'immediata declassificazione alla categoria dei dimmi (cristiani ed ebrei), cioè coloro che professano le religioni del Libro a cui il Corano garantisce la libertà personale e di fede, mediante il pagamento di una tassa sulla persona chiamata Jzirae un'altra sulla proprietà denominata jarach
I dimminon godevano degli stessi diritti dei musulmani, ma pur potendo mantenere (con molte limitazioni) il loro credo, erano a tutti gli effetti dei cittadini di seconda classe, subordinati a quelli di fede islamica. Nella parte musulmana della Spagna dunque, a…

Arabi, berberi e muladìes, fratelli coltelli.

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Molti studiosi della Spagna musulmana tendono a descriverla come una società coesa e libera dalle lotte tra fazioni che divisero ed insanguinarono i regni cristiani del nord della penisola e dell'Europa. Bisogna però riconoscere che questa idea della società di al Andalus è per molti versi errata e frutto di una visione romantica della storia che poco o nulla ha che che vedere con gli eventi che concretamente si svolsero in quella nazione lungo molti secoli. Tralasciando per il momento le tensioni, manifeste e latenti, che caratterizzarono il rapporto tra musulmani e cristiani, ci occuperemo di quelle esistenti tra i vari gruppi di fedeli musulmani nella penisola iberica. I conquistatori arabi che sottomisero il Magreb e convertirono all'Islam la maggior parte delle tribù berbere, si trovarono ben presto a dover fare i conti con la loro assimilazione nella struttura statale musulmana; compito non certo semplice considerando che neppure le stesse tribù arabe erano riuscite a s…

Arabi, berberi, muladíes...

Arabi, berberi, muladíes in al Andalus. Figli di un unico Dio, ma 'fratelli coltelli'. Ne parleremo prossimamente su Storia di al Andalus.

711 d.C. L'invasione musulmana della Spagna

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Nel 681 d.C. il generale arabo Uqba bin Nafi raggiunse la costa atlantica del Marocco cosa che comportò, suo malgrado, il definitivo arresto dell’avanzata delle truppe musulmane verso occidente. Dopo essersi stabilmente insediati in terra marocchina, gli islamici cominciarono a prendere in seria considerazione la possibilità di continuare la loro espansione oltre lo stretto di Gibilterra ed occupare le fertili terre iberiche.
Bisognerà però aspettare il 710 prima che un piccolo gruppo di esploratori-razziatori sbarchi effettivamente in terra spagnola. Il contingente era guidato da Tarif bin Malik e con molta facilita riuscì a penetrare nell’entroterra accumulando un considerevole bottino. Fu proprio la quasi assoluta mancanza di resistenza incontrata da questa avanguardia a convincere il governatore Musa a tentare una vera e propria spedizione di conquista da compiersi nell’anno successivo, sotto la direzione del generale berbero Tarik bin Zayd e con il beneplacito del califfo di Damas…